COP21: il futuro del clima è adesso

A qualche giorno dalla chiusura della conferenza sul clima di Parigi, di seguito alcune riflessioni sull’accordo raggiunto, tra esiti positivi, criticità e possibili azioni concrete da mettere in campo.

Dopo 13 giorni di intensi negoziati tra 196 paesi, il 12 dicembre scorso si è chiusa la COP21, conferenza sul clima di Parigi, raggiungendo il primo accordo universale in tema di cambiamenti climatici. Un accordo su cui si concentravano grandi aspettative e speranze per sancire l’impegno mondiale in tema di cambiamento climatico e delle questioni direttamente collegate: scioglimento dei ghiacci, crescita del livello del mare, desertificazione, sicurezza alimentare, povertà, emigrazione e diritti essenziali. Il documento ufficiale elaborato e condiviso nel corso della conferenza sarà aperto alla firma presso il quartier generale delle Nazioni Unite dal 22 aprile 2016 al 21 aprile 2017. Ecco in sintesi quali sono le decisioni prese, gli aspetti positivi dell’accordo e quali le critiche principali, a giudizio di esperti e scienziati.1Ice Watch, Place du Panthéon, Paris, 2015. Un’opera di Olafur Eliasson e Minik Rosing in occasione della Conferenza sul clima di Parigi. 12 enormi blocchi di ghiaccio del Polo Artico, un orologio che scandisce il tempo di un Pianeta soffocato dal global warming.

I punti dell’accordo

– L’aumento della temperatura globale del pianeta sarà contenuto entro 1,5 gradi.

– Le emissioni saranno contenute a 40 miliardi di tonnellate entro il 2030, per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi.

– Dal 2020 i paesi industrializzati investiranno 100 miliardi di dollari l’anno per diffondere tecnologie verdi, svincolare l’economia dal carbone, contrastare l’erosione delle coste e rimborsare i paesi più venerabili.

– Ogni 5 anni si farà una revisione dei piani di riduzione delle emissioni nocive nei diversi paesi per ricalibrare gli obiettivi e renderli più efficaci.

Dunque l’obiettivo, stabilito prima dell’inizio del summit, di contenere il rialzo delle temperature al di sotto dei 2 gradi è stato ampiamente confermato, con l’impegno a fermarsi addirittura intorno agli 1,5 gradi: questo è un risultato quasi inatteso, che ha suscitato entusiasmo da parte della comunità mondiale. Tale punto è fondamentale perché sancisce definitivamente la transizione da un’economia basata sullo sfruttamento delle risorse fossili, a un’economia incentrata sulle energie rinnovabili.

Le principali critiche

– Solo se entro il 2020 le emissioni inizieranno effettivamente a calare, si raggiungerà l’obiettivo fissato del contenimento del riscaldamento entro 1,5 gradi.

– Il sistema delle verifiche dei risultati attesi è troppo debole, manca una tempistica obbligatoria e una data di stop definitivo alle emissioni.

– Non sono previste sanzioni a chi non versa la sua quota di investimenti annuali.

– I controlli saranno autocertificati dai paesi, dando luogo a possibili irregolarità e sottostime.

– Non vengono prese in considerazione le emissioni dei settori navale e aereo; oltre all’aria, non vengono prese in considerazione le altre risorse a rischio come suolo e acqua.

Quindi i principali punti deboli dell’accordo, secondo il parere di molti, riguarderebbero la sua concreta messa in atto: anche se il testo è giuridicamente vincolante, manca l’indicazione di una road map e di azioni concrete per raggiungere gli obiettivi fissati. La richiesta di scienziati e ambientalisti era quella di arrivare a una riduzione del 70% rispetto ai livelli attuali intorno al 2050 e arrivare a emissioni zero nel decennio immediatamente successivo, se si vuole evitare uno sconvolgimento forse irreversibile del clima. Inoltre in molti non credono al concetto di maggiore efficienza energetica, se non è associato a una contemporanea diminuzione dei consumi complessivi di energia.

Le pratiche virtuose

Nel corso della COP21 si è registrato un contributo che riaccende la speranza e mira ad essere, per le altre nazioni, un esempio da imitare. Il regno del Bhutan, situato nella catena himalayana, tra Tibet e India, nel corso della conferenza ha annunciato il proprio impegno concreto alla lotta contro l’incremento delle concentrazioni di carbonio nell’atmosfera: garantisce di mantenere per sempre coperto di foreste almeno il 60% della superficie nazionale, come “patrimonio collettivo del mondo”.

Il Bhutan, già in passato esempio di riferimento per l’introduzione nella propria costituzione del FIL (Indice di Felicità Lorda) al posto del PIL come criterio guida per la definizione delle politiche di sviluppo, nel 2014 il Bhutan ha avviato un progetto di salvaguardia del proprio patrimonio paesaggistico e ambientale, attraverso opere di riforestazione con la piantumazione di migliaia di alberi, di conservazione dei propri ghiacciai e scegliendo di trasformarsi in un’oasi di biodiversità, sostenibilità e agricoltura biologica, per investire poi sull’esportazione di prodotti di alta qualità.2Buthan, giugno 2015. In occasione della giornata delle Foreste, una squadra di cento volontari ha piantato 49.672 alberi in un’ora nei pressi della capitale Thimpu.

Progettazione del paesaggio e lotta al cambiamento climatico

La progettazione del paesaggio può svolgere sicuramente un ruolo da protagonista nel contrasto ai cambiamenti climatici. Migliorare il bilancio tra emissioni nocive e produzione di ossigeno è possibile non solo attraverso la piantumazione di alberi, ma anche tramite una strategia generale di recupero ambientale basata sull’ottimizzazione delle risorse esistenti nel contesto di riferimento. La pianificazione e la progettazione del paesaggio possono accompagnare un nuovo modello di sviluppo delle città, favorire la tutela di beni fondamentali quali suolo, acqua e verde, arrestare il consumo di suolo, sostenere la rigenerazione urbana, disegnare infrastrutture verdi, promuovere strategie di migrazione ecologica che aiutino l’adattamento delle specie animali e vegetali ad un ambiente in rapida evoluzione.

Gli architetti del paesaggio sono sempre più spesso chiamati a conoscere a fondo le relazioni tra sistemi antropici ed ecologici e ad abbinare questa conoscenza alla progettazione, operando insieme a popolazioni e amministrazioni per creare “comunità resilienti al clima”. Attraverso progetti e programmi sensibili e mirati è possibile avere una maggiore capacità di far fronte alla crescente incidenza, durata e intensità di eventi come l’innalzamento del livello del mare, le inondazioni, la presenza di “isole urbane di calore”, lo sprawl insediativo. Creare “paesaggi resilienti” significa mettere in campo progetti lungimiranti, che lavorano per un adattamento o una regolazione dei sistemi naturali e umani, minimizzando i danni e trasformando le opportunità in benefici.3Yan­weiz­hou Park, Jinhua City, Cina.  Un paesaggio resiliente che asseconda le inondazioni invece di contrastarle attraverso dighe. Foto aerea durante la stagione la stagione dei monsoni. Foto: Turenscape. Fonte: TOPOS 90 – The International Review Of Landscape Architecture And Urban Design.

Riflessioni finali

Forse i dubbi sugli esiti della conferenza superano gli aspetti positivi, ma di certo la COP 21 ha segnato una svolta fondamentale e una consapevolezza condivisa verso la necessità di una transizione a un’economia libera dai combustibili fossili e verso modelli di sviluppo fondati non sulla crescita ad ogni costo, ma su una crescita compatibile con le risorse disponibili, perché il nuovo concetto di benessere non si poggia sul consumo ma sull’equilibrio. Di sicuro ha sancito l’importanza di avvicinare i cittadini alla produzione energetica e di mobilitare le comunità e i governi locali spingendoli a prendersi cura, fin da subito e giorno dopo giorno, dei propri territori.

Mina Fiore


Mina Fiore, architetto libera professionista, è consulente per lo studio LAND in qualità di Area Manager per il Friuli Venezia Giulia e il Nordest.

Piazza Gae Aulenti è nel cuore di Milano

Dal suo podio rialzato di 10 metri dalla quota stradale, Piazza Gae Aulenti rappresenta oltre a un significativo punto di snodo – nel sistema Porta Nuova – un nitido e codificato immaginario contemporaneo. Una piazza minerale di 80 metri di diametro per una superficie complessiva di 2.300 metri quadrati dove, lungo i sentieri che tagliano le specchiature, il pelo d’acqua sfiora i piedi di chi li attraversa oltre a lambire, nell’immagine d’insieme, il piano di imposta delle più alte torri di Milano.

Immagini del testo “Milano Porta Nuova. L’Italia si alza” a cura di Luca Molinari, Skira Editore, Milano 2015

“Quando la densità aumenta, la qualità della vita nella città può essere misurata a partire dai suoi vuoti. Insieme al sistema dei collegamenti e al futuro parco pubblico, Piazza Gae Aulenti è uno di questi spazi di pausa nella densità del tessuto urbano, una cesura tra vecchio e nuovo, un segno tangibile della permeabilità dell’intervento” (Andreas Kipar).

Nel suo insieme, il sistema dei collegamenti mette in relazione piani e livelli di città, pubblica e privata, di diversa natura: spazi affollati, angoli defilati, ambiti più raccolti, belvedere sulla città che “già è salita”. La diversità architettonica che traduce il mosaico funzionale proietta la propria anima nelle diverse porzioni dello spazio pubblico. Ambientazioni differenti rendono articolato il progetto complessivo degli spazi aperti. Materialità porose o impermeabili rivestono superfici ad oggi sempre più attraversate e vive.

Come racconta Alberto Garutti, attraverso la sua lunga ricerca artistica, le città sono fatte di strade e di piazze ma soprattutto di sistemi di relazioni.

La sua opera pubblica permanente “Egg” posta all’ingresso della Piazza Gae Aulenti si compone di 23 tubi in ottone che collegano tra loro i livelli intermedi dell’edificio (metropolitana, parcheggio, negozi, superficie) attraverso il cavedio per il ricircolo d’aria. I tubi trasferiscono in superficie i suoni provenienti dai diversi ambienti: appoggiando l’orecchio alle loro estremità, è possibile ascoltare rumori, fruscii e parole provenienti da spazi tra loro indipendenti e lontani dalla vista.

“È un lavoro sul tema del pettegolezzo. Sulle chiacchiere. Le città hanno un’anima e questi tubi penetrano nella piazza come le vene di un corpo, in questo caso di un corpo architettonico. E si diramano sotto l’architettura” (Alberto Garutti in Mi-Tomorrow, maggio 2015).

Così come tanti altri luoghi rappresentativi, anche questa piazza raccoglierà il passaggio fluido delle persone, il susseguirsi animato degli eventi, il sovrapporsi incondizionato di azioni e suoni vedendo via via configurare la propria iconicità.

(LP)

Una passeggiata a Porta Nuova

L’ambizioso progetto Porta Nuova si estende per circa 290.000 mq e include una serie di interventi edilizi e infrastrutturali, di landscaping e di arredo urbano. Un nuovo skyline per la città, che si compone di un’articolazione di edifici che vede la Torre UniCredit di Cesar Pelli, il Bosco Verticale di Stefano Boeri, le Torri Solaria dello Studio Arquitectonica, il Diamante di Lee Polisano, dello studio di architettura Kohn Pedersen Fox, l’edificio Onda Bianca di Piuarch. Un intreccio di connessioni a terra che danno vita a superfici (percorsi e camminamenti) e dislivelli (scale, scale mobili e rampe inclinate) che collegano gli storici quartieri di Brera e Isola e ricompongono i comparti urbani di Garibaldi e Varesine.

LAND - Porta Nuova.jpgQuesta articolazione di spazi può essere descritta attraverso alcuni concetti chiave che ne riassumono le caratteristiche fondamentali che rendono unica l’esperienza all’interno del nuovo comparto.

Un sistema pedonale continuo rende riconoscibile attraverso il tatto e la vista l’intero complesso e che permette l’accesso al centro storico dalla “porta infrastrutturale” della stazione Garibaldi, oltre al superamento del sistema carrabile a quota stradale.

Una successione fluida di luoghi differenti (fluidum) progettata a partire dall’osservazione degli immaginari densi e mineralizzati della città storica (hard-landscape), dove tuttavia pause alberate danno ritmo alla progressione degli spazi pubblici e dove accenti di colore verde interrompono le cortine private e arricchiscono la percezione d’insieme.

Una permeabilità che anima l’intervento favorendo connettività a tutte le scale e perciò il “dialogo” tra edifici compatti e spazi aperti. Permeabilità che coinvolge anche l’aspetto ambientale: attraverso la presenza del soft-landscape (alberi e arbusti) gli spazi aperti assumono il carattere di corridoi biologici e ambientali per il miglioramento dell’aria e perciò di vita.

Una libertà di movimento, che caratterizza gli spazi, offre l’opportunità di trascorrere il proprio tempo libero e di trasferimento in spazi attrattivi durante il giorno e la notte, accogliendo contemporaneamente il visitatore, il turista, il residente e il lavoratore.

Applicando la definizione di Gordon Cullen questo nuovo scenario è il frutto della composizione di un paesaggio urbano (townscape) di elementi materiali tridimensionali quali strade, alberi, marciapiedi, muri, illuminazioni, grandi elementi pubblicitari e di un paesaggio del suolo (floorscape) che nell’insieme rende unitario lo spazio, restituendo – quasi in maniera inattesa – un senso di ordine e proporzione.

Si tratta, perciò, di un vero e proprio manifesto per la città di Milano che, oltre ad essere rappresentativo di un rinnovato approccio architettonico e paesaggistico, offre ora l’opportunità di riqualificazione delle aree attigue e di loro coinvolgimento in un quadro generale di trasformazione e promozione. Alla stregua di altre esperienze internazionali, un nuovo spazio pubblico potrà favorire il rilancio di interi quartieri con il conseguente aumento del valore al metro quadro dei terreni e dei comparti limitrofi.

(LP)

Cavalcavia Bussa: GUARDA-MI

Il Concorso internazionale Cavalcavia Bussa indetto dal Comune di Milano nel 2014, esito di un percorso partecipativo che ha visto coinvolti Amministrazione, Consiglio di Zona, cittadini e associazioni, offre l’opportunità di restituire un nuovo spazio pubblico alla città di Milano attraverso la riconversione e ri-funzionalizzazione di un ponte stradale. Il progetto vincitore, di seguito presentato, prevede nella sua fase centrale un articolato processo partecipativo che vede le fasi dell’informazione (con la costruzione di un Piano di Comunicazione), della consultazione (con l’attivazione di un Laboratori di Cantiere e del Manifesto dei Bambini) e dell’autogestione (con l’attribuzione di Bandi di Assegnazione Temporanea).

GUARDA-MI. Ridefinire il paesaggio urbano con lo spazio pubblico, il tempo e gli abitanti. vista aerea

GUARDA-MI consiste in una strategia operativa in grado di trasformare uno spazio che ha perso la sua funzione urbana in un extra-spazio, uno spazio vivente e vissuto, restituito alla città. La trasformazione si inserirà progressivamente nell’immaginario collettivo del panorama urbano come luogo in cui, assumendosi una certa dose di responsabilità, sarà possibile gettare le fondamenta per modelli alternativi di sviluppo, basati sulla temporalità degli usi e sull’adattabilità, sull’interazione fra gli attori urbani che a differenti scale sono coinvolti nei processi di trasformazione e sul coinvolgimento diretto degli utenti.C:UsersTSPOONGoogle Drive[BUS] MILANO[BUS] FASE 2[BUS]03_P

La riqualificazione del cavalcavia è finalizzata a creare un luogo dotato di una propria identità, seppur mutevole e in continuo divenire: uno spazio ben definito, ma in cui tutto è ancora possibile. Pertanto lo spazio è stato “infrastrutturato” secondo alcune regole generali che prevedono al loro interno ampi margini di adattabilità (sia rispetto alle richieste del mercato, che ai continui mutamenti della domanda) e che garantiscono, allo stesso tempo, la corrispondenza dell’immagine complessiva all’impianto proposto. Nell’organizzazione complessiva dell’intervento si è scelto di lavorare sull’inserimento di alcune attività predeterminate e permanenti, con un riverbero urbano maggiore, capaci di costituire attrattiva in ogni momento e garantire così la sussistenza di un luogo vitale e attivo. Ad esse si integrano delle aree destinate a ad usi temporanei, che permettono invece il ricambio delle attività che vi si svolgono e la possibilità per la cittadinanza attiva di proporre nuovi modi d’uso dello spazio.vista notturna

GUARDA-MI, inserendosi come elemento di completamento di un sistema continuo di luoghi pubblici pedonali e ciclabili, propone di trasformare una superficie monofunzionale e passante in un luogo in cui sperimentare paesaggi urbani alternativi, fornendo agli abitanti degli spazi di aggregazione dedicati alle diverse categorie di età e ai city-users dei luoghi eccezionali che accolgono attività urbane inedite.

T SPOON


T SPOON è uno studio di progettazione urbana e paesaggio. T SPOON progetta ecosistemi basati sull’interazione tra strategie urbane alla grande scala e la natura molteplice della vita quotidiana.

 

San Berillo: Verso una rigenerazione

Tre grandi voragini nel cuore di Catania, tra il centro storico e la stazione, sono ciò che rimane oggi dello sventramento del quartiere di San Berillo, raso al suolo nel 1957 per operazioni di risanamento e non più ricostruito. Un enorme vuoto, una ferita nel tessuto urbano che da decenni attende una trasformazione.

La ricostruzione di quest’area deve necessariamente partire da un processo di rigenerazione dello spazio pubblico, lavorando sulla riqualificazione degli spazi esistenti interni alla città, affinché diventino motore di sviluppo di altri tessuti, di altre parti di città.

San Berillo_MCA Archive_ model 03Il progetto presentato dallo studio MCA con il Gruppo LAND diventa l’occasione per la realizzazione di un grande spazio pubblico, un parco lineare che collega il centro della città alla costa, con l’inserimento di nuove funzioni destinate ad attrezzature urbane culturali, commerciali e di servizio, nonché residenziali.

Un insieme di edifici – articolati come un susseguirsi di giardini pensili percorribili su più livelli – con una mixité di funzioni per rivitalizzare l’area, anche grazie alla ricollocazione in ambito urbano di attività commerciali in spazi di qualità, base per un nuovo impulso economico. Integrazione delle funzioni, mixité e qualità degli spazi diventano quindi i punti cardine del nuovo progetto.

San Berillo_render 001-002_by Cristian ChiericiDall’analisi del tessuto ambientale catanese e dal rapporto con il nuovo progetto architettonico si sono sviluppati gli elementi connotativi del progetto paesaggistico. Questa relazione tra natura e cultura ha generato una visione che si è identificata con tre grandi temi: la polarità principale (IL GRANDE PARCO), il sistema connettivo (IL FLUIDUM) che diventa il boulevard pedonale principale – Corso Martiri della Libertà -, la piazza della stazione (IL TERMINAL) che canalizza e indirizza i flussi e diventa nodo intermodale che comprende la nuova metropolitana e il terminal degli autobus. Si viene così a creare un unico sistema dello spazio pubblico, senza soluzione di continuità – che si snoda anche attraverso gli edifici  grazie alla loro permeabilità al piano terra – contribuendo a ricollegare l’elegante centro barocco della città con la stazione ferroviaria e il porto.

A questa visione d’insieme si accompagna una realizzazione per parti che vede come primo passo la riqualificazione di alcuni tasselli del masterplan. Attraverso un’operazione di agopuntura urbana, la progettazione di spazi pubblici di dimensioni ridotte costituisce la prima fase della costruzione del nuovo paesaggio.

vp6Gli elementi caratteristici della città entrano nel progetto: la grande varietà botanica, la presenza di specie esotiche, gli elementi d’acqua dei parchi; gli spazi per la socialità, le aree attrezzate, i filari alberati, le ombreggiature, le pavimentazioni bicrome, le decorazioni a contrasto, tipiche delle strade e delle piazze…

Gli elementi chiave del paesaggio catanese sono stati reinterpretati – nella scelta delle pavimentazioni, degli arredi, dei giochi, dell’illuminazione, delle specie vegetali – e inseriti nel progetto in modo da garantire una continuità e un unico segno progettuale in tutte le aree di intervento, attualmente non in continuità tra loro, in previsione di una loro lettura unitaria.

vp1-2Così il sistema del verde costituisce l’infrastruttura del progetto, che orienta gli utenti attraverso diverse funzioni e si tramuta di volta in volta in zona di sosta, di spostamento protetto, di affaccio, di relazione con gli edifici, di vivibilità e godimento del nuovo quartiere. L’infrastruttura verde costituisce la vera rigenerazione urbana del quartiere, una riappropriazione pubblica affinché San Berillo torni ad essere un luogo identitario del contesto urbano, punto di riferimento tra le altre valenze storiche e paesaggistiche tra cui è inserito.

Caterina Gerolimetto


Caterina Gerolimetto, architetto freelance con base a Verona, lavora su temi urbani e di paesaggio e collabora da anni con lo studio LAND.

Progetto di Mario Cucinella Architects – Render Cristian Chierici CC79 – Paesaggio Gruppo LAND – Layout commerciale Cushman&Wakefield – Superficie 240.000 mq – progetto in corso dal 2012

Urbanpromo

Si è svolta presso la Triennale di Milano la dodicesima edizione di Urbanpromo, evento culturale di riferimento sui temi della rigenerazione, del marketing urbano e dello sviluppo sostenibile. La manifestazione, che ha visto un articolato programma di convegni ed esposizione di progetti, si è focalizzata su alcuni temi fondamentali quali il partenariato pubblico-privato, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, la valorizzazione dei patrimoni immobiliari, il finanziamento privato delle opere pubbliche nonché l’analisi delle prospettive del mercato.

Stefano Stanghellini, presidente di URBIT – Urbanistica Italiana, nella sua presentazione all’evento, ha segnalato come l’economia nazionale stia percorrendo la strada della ricerca scientifica e della creazione di imprese innovative affinché la creatività e la ricerca, insieme ad un profuso impegno, possano dare vita a nuove risposte alla crisi e favorire lo sviluppo di strategie di ripresa ed effettiva rigenerazione.

In quest’ottica, anche l’immagine dello spazio pubblico si fa interprete delle nuove progettualità e diventa il manifesto “della rimozione del degrado, dell’insediamento di comunità e della nascita di aziende tecnologicamente evolute” nonché terreno di collaborazione tra il settore pubblico e privato.

Un esempio di riqualificazione innovativa è dato dal nuovo masterplan per il Corso Martiri della Libertà nel quartiere San Berillo a Catania quale progetto pilota di ricostruzione di un grande vuoto che segna da cinquant’anni la città. Un nuovo ciclo di vita per un “paesaggio dell’abbandono” che lavora sul risanamento del tessuto urbano e sulla valorizzazione del suo patrimonio culturale.

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Masterplan Quartiere San Berillo a Catania – MCA Architects, Cushman&Wakefield (layout commerciale), LAND Group (paesaggio)

Le straordinarie risorse storico-paesaggistiche del Mezzogiorno, area in cui il Pil negli ultimi sette anni è sprofondato di oltre sei punti rispetto le altre regioni (con un aumento della disoccupazione sei volte superiore), potranno perciò costituire un nuovo punto di partenza per lo sviluppo di nuovi ambiti urbani per residenti, utenti e turisti. Questo anche a favore di un rilancio turistico quale importante potenziale di ripresa dato che nell’ultimo anno il Mezzogiorno ha visto un incremento di 700 mila unità di presenze straniere.

Infine i temi della “Smart City” e dell’”Energia e sostenibilità” hanno fatto riflettere su come il trasporto urbano elettrico (presentazione delle esperienze di Milano, Firenze e Siena), la gestione e disciplina dei rifiuti (analisi dei casi di Bologna e Firenze), l’energy management degli edifici (“AmbientEnergia”, iniziativa sostenuta da Cassa di Risparmio di Cuneo per cui sono stati investiti complessivamente 5 milioni di euro dal 2010 ad oggi) rappresentino alcune delle frontiere di ricerca e sperimentazione sulle azioni di contenimento dei consumi energetici nonché dei costi per amministrazioni ed enti pubblici.

Facilitare gli spostamenti urbani, offrendo servizi innovativi di trasporto (con basse emissioni di CO2), favorire l’efficientamento energetico dei grandi contenitori pubblici e dei beni immobili di proprietà dello stato, permettere che ciò che viene scartato rientri all’interno del ciclo come prodotto di nuovo utile, costituiranno le basi di un futuro governo intelligente delle città e delle risorse ambientali.

(LP)

Permanent reality

Nella pubblicazione “Andreas Kipar”, a cura di Alessandra Coppa e Giuseppe Marinoni (SMOwn Publishing 2015), un’intervista a Giuseppe Campos Venuti racconta la nascita nel 1990 a Reggio Emilia di un laboratorio urbanistico innovativo legato al “Piano della Trasformazione”, strumento urbanistico di terza generazione che superava i precedenti piani legati alla ricostruzione e all’espansione urbana.

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Questo laboratorio, finalizzato in prima battuta al Riordino Urbanistico Ecologico, contemplava la formazione di un “Catasto dei biotopi” esteso a tutto il territorio comunale che fosse strumentale all’integrazione dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecologia nel Piano. La realizzazione di questo nuovo catasto venne affidato al paesaggista Andreas Kipar nell’intento di costruire, attraverso l’analisi delle esigenze ecologiche, il punto di partenza di un più processo più articolato e sostenibile.

La rassegna tipologica di ambiti naturali e trattati a colture agricole, biotopi d’acqua tipici di fiumi, vene e canali, presenze arboreo-arbustive in parchi, giardini e infrastrutture urbane andarono a completare il quadro di analisi evidenziando la presenza dei limiti e dei potenziali punti di forza. Ciò che, in un’ottica di edificazione e continua crescita, era stato interpretato come “spreco di suolo” venne diversamente letto come un’importante “risorsa vivente” perché in grado di qualificare e riqualificare comparti di città nonché di restituire benessere ai suoi abitanti.

Il palinsesto ambientale, se parte integrante del sistema urbanizzato assume il ruolo di nervatura pulsante e attiva in grado di preservarne l’integrità e di contenere disastri ambientali (Gazzetta Ambiente 2014). Mantenere in salute questo importante strumento naturale dovrebbe rappresentare l’eredità e la missione di ciascun cittadino oltre che di ogni sistema di governo. In Italia l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) dal 2008 raccoglie dati e svolge attività di ricerca e sperimentazione per conto del Ministero dell’Ambiente al fine di costruire un database delle mutazioni ambientali, fornire informazione sul monitoraggio climatico e ambientale e favorire l’incremento delle strategie di tutela dell’aria, delle acque e del suolo.

La Word Meteorological Organization (WMO) segnala, in queste ultime settimane, che il prossimo anno verrà superato il limite storico di concentrazione di anidride carbonica nell’aria (era di 397,7 part per milion nel 2014 e di 278 ppm nel 1750) arrivando a 400 ppm e definendo perciò un nuovo record negativo. Perseguire un miglioramento della vivibilità urbana dovrà perciò tradursi nella ferrea applicazione di misure di emergenza sul contenimento dei gas serra oltre a tendere a favorire qualsiasi intervento di riqualificazione paesaggistica (finanziato e promosso sia dal pubblico che dal privato) che possa produrre effetti diretti sulla città in termini ecologici.

Diventa perciò impellente sensibilizzare l’opinione pubblica e della classe politica sui limiti che la realtà attuale, ormai permanente, impone.

(LP)